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Residenza: cosa dice la legge

  Quali sono le leggi previste per residenza assistenti familiari  conviventi e quando sussiste obbligo per il datore di lavoro. Il datore di lavoro ha l’obbligo di dare la residenza alla badante convivente in due casi specifici:
  1. L’assistente familiare  fa  esplicita richiesta di avere la residenza.
  2. L’assistente familiare non è cittadina italiana e non ha una residenza in Italia
  3. L’assistente familiare ha ancora residenza dal datore precedente con il quale ha cessato il rapporto
  • se la badante ha la residenza in un altro Stato dell’Unione Europea, si può fare l’assunzione  ma solo per i primi 3 mesi, dopodiché è obbligatoria  l’iscrizione all’anagrafe e la richiesta di residenza in Italia;
  • se la badante ha la residenza in uno Stato extracomunitario, si può fare l’assunzione  ma si deve fare richiesta di nulla osta allo sportello unico per l’immigrazione. Anche questo nulla osta ha comunque una validità di soli tre mesi, dopodiché anche in questo caso bisogna fare richiesta di residenza in Italia.
Per quanto riguarda il datore di lavoro, pur dando la residenza alla badante, quest’ultima non rientra nel suo stato di famiglia. Per coloro che hanno esenzione dal canone tv dall’anno 2020, è valido anche se hanno l’ assistente convivente. Secondo quanto previsto dalla legge, l’ assistente familiare  pur essendo convivente con la famiglia presso la quale presta assistenza, può mantenere un’altra residenza, solo se è sul suolo  italiano.

ATTENZIONE

Nel caso in cui l’assistente familiare mantenga la sua residenza ( italiana) il rapporto si configura in ospitalità ed è sempre  obbligatorio comunicarlo alla pubblica sicurezza entro 48 ore dall’assunzione inviando, via posta A/R oppure via mail con Pec, la cessione di fabbricato ad uso gratuito,  indipendentemente dal fatto che la badante sia comunitaria o extracomunitaria. Ogni comune ha poi le sue regole e norme,  si invita sempre a contattare il comune di appartenenza, al fine di evitare irregolarità.